C'è un tipo di solitudine difficile da spiegare, quella che non dipende dall'essere fisicamente soli, ma dal sentirsi fuori posto ovunque si vada. È questa la materia di cui è fatto Black Moor, romanzo d'esordio di Miriana Kuntz, pubblicato da Edizioni Jolly Roger e vincitore del Premio Letterario Stefano Nonnis 2025 e da qualche giorno presente tra gli scaffali di Agorateca.
La protagonista si chiama Cloe, e la sua voce accompagna il lettore in un viaggio intimo e senza filtri: tra fragilità emotiva, rapporti familiari complicati e un senso persistente di disallineamento rispetto al mondo circostante. Una voce lontana da ogni retorica, capace di raccontare il disagio giovanile con la stessa lucidità con cui lo si vive davvero.
Il titolo non è casuale: il Black Moor è una rara varietà di pesce rosso dal colore scuro, simbolo di diversità e isolamento. Una metafora che attraversa l'intero romanzo e diventa emblema di chiunque si sia mai sentito fuori dagli schemi: troppo diverso per sentirsi accolto, troppo sensibile per non accorgersene.
Con una scrittura diretta e priva di compiacimenti, Kuntz affronta temi quanto mai attuali: salute mentale, emarginazione, la difficoltà di costruire la propria identità in una società che premia la conformità. Black Moor non è solo una storia individuale, ma il ritratto di una condizione generazionale sempre più diffusa e sempre meno raccontata con questa onestà.
L'autrice. Miriana Kuntz, pseudonimo di Miriana Dell'Oioio, è nata a Napoli nel 1993. Giornalista pubblicista dal 2021, lavora nel campo editoriale e collabora con realtà culturali come Eroica Fenice, Ottiche Parallele Magazine e LibrOfficina. Scrive fin da bambina (i primi racconti a sette anni) e Black Moor è il suo primo romanzo.
Il libro, come già detto, è disponibile in biblioteca, ma anche su IBS e Amazon.
A questo link potete ascoltare l'intervista all'autrice:
